"Il silenzio tra le note" by Paulo Aruini

Paolo Arduini
Audioreview n. 175

Parlando di mercato dell’audio, di tendenze tecnologiche e di politiche commerciali (che in effetti costituiscono sempre di più il vero motore della storia dell’audio) ci si dimentica spesso che la passione e il coinvolgimento emotivo rappresentano pur sempre un ingrediente tutt’altro che trascurabile, a maggior ragione in un settore come quello dell’audio di altissima qualita, apparentemente costretto a difendere con le unghie e con i denti la sua base di consenso. E per alimentare la passione degli aficionados c’e assoluto bisogno di personaggi originali e interessanti, che siano portatori di una particolare visione del mondo audio (audio-weltanschauung, direbbero probabilmente i nostri colleghi tedeschi) oltre che di progetti validi e innovativi. Guarda caso, e proprio nei Paesi anglosassoni, patria del capitalismo e delle leggi del mercato, che nasce e si afferma ancora oggi la maggior parte di questi personaggi; sara soltanto per semplici e ovvi motivi economici (dove dovrebbero affermarsi i progettisti se non dove poi si producono e si vendono i prodotti in quantita sufficiente?) o anche per più sottili e profonde ragioni di ordine storico-filosofico? Come i lettori più assidui ben sanno, il sottoscritto propende decisamente per la seconda ipotesi, in questo senso ulteriormente confortato dalla recente piacevolissima chiacchierata con il simpatico yankee Jeff Rowland, svoltasi in occasione dell’ultimo Top Audio in compagnia dell’impeccabile Fabrizio Montanucci (entusiasta delle prestazioni di laboratorio dell’integrato Concentra, per la gioia del progettista) e di Roberto Lucchesi, che ha subito constatato una spiccata affinità elettiva con un americano sui generis come Jeff, individualista concreto e coraggioso in perfetto stile statunitense ma con dichiarati tratti di sensibilità <<europea>>.

L’amplificatore integrato Concentra ha suscitato un grande interesse tra i nostri lettori, soprattutto tra quelli più attenti ai contenuti tecnici dei prodotti. Avete avuto lo stesso genere di risposta anche negli USA?

Veramente no: ricevo una certa quantità di messaggi e-mail con quesiti specifici, ma il problema è che negli Stati Uniti la stampa non è interessata a guardare a fondo dentro un apparecchio per cogliere innovazioni progettuali o altri aspetti interessanti; ci si ferma alla superficie. Da questo punto di vista mi sembra che la stampa europea, e quella italiana in particolare, siano molto più interessate a sviscerare tutti gli aspetti. Ho molto apprezzato il vostro lavoro sul Concentra, ad esempio.

Tra le misure di quest’apparecchio, del resto tutte eccellenti, siamo rimasti particolarmente impressionati dal controllo di volume, capace di scendere con precisione fino a livelli molto bassi, come non capita mai con i convenzionali potenziometri.

È lo stesso controllo di volume che abbiamo usato tre anni fa sul preamplificatore Coherence. Sono rimasto sorpreso nel constatare che avevate i dati tecnici completi sul nuovo integrato Crystal. Siamo stati tra i primi ad usare quel componente; io sono stato a lungo in contatto con i progettisti della Crystal che mi mandavano personalmente i dati, che non sono su nessun catalogo.

L’uso di un integrato in un componente di alta qualità è una cosa abbastanza inconsueta, specie nello stadio di uscita...

Il vero problema non è quale componente si usa ma come lo si usa. Per come la vedo io, nell’audio nulla esiste se non in relazione con le altre parti, e dunque la cosa fondamentale è come quel componente interagisce con l’ambiente in cui è inserito.

Perciò, ad esempio, non ha senso parlare di valvole o stato solido in astratto: quello che conta è l’ambiente e l’interazione fra le parti. Dato un particolare componente, è il lavoro di costruzione e di adattamento dell’ambiente circostante che permette al componente di dare il meglio di sé. La parola chiave è integrazione. Io ho lavorato nel campo della microelettronica per molti anni, e credo che offra delle possibilità davvero uniche, se correttamente utilizzate.

Ma quello che mi guida nel mio lavoro di progettista è soprattutto il mio modo di vedere la musica. Penso che oggi siamo molto vicini a stabilire una buona correlazione tra le misure, i dati, e la qualità della riproduzione musicale. Quello che spesso viene trascurato, e che per me è la cosa più importante, è il silenzio. La musica è fatta da note e dal silenzio tra le note, e dunque bisogna riprodurre correttamente sia le note che il silenzio. Questo è quello che cerco di fare con tutti i miei progetti. Ecco allora che, ad esempio, gli aspetti meccanici assumono un’importanza notevole. Riconosco di aver avuto del coraggio nell’uso dei circuiti integrati: molti pensano che sia un problema di riduzione dei costi, ma se io uso ad esempio un integrato al posto di un transistor per la stessa funzione, il costo è di tre volte superiore. Ma come dicevo prima, lo scopo finale e quello di riprodurre le note ma anche il silenzio tra le note; riducendo la complessità circuitale è più semplice ottenere un circuito in grado di riprodurre le note, ma anche in grado di ritornare più facilmente e velocemente al silenzio.
Se il circuito è troppo complesso, è più probabile che parte dell’energia venga immagazzinata e rilasciata al momento sbagliato: dove ci dovrebbe essere silenzio, c’è invece qualcos’altro.

Realizzi i tuoi progetti da solo o dirigi un team di progettisti?

No, generalmente faccio tutto il lavoro da solo; questo mi consente di mantenere il controllo sull’impostazione generale. So benissimo che spesso c’è bisogno di maggiore specializzazione e che oggi si lavora soprattutto in team, ma io preferisco non perdere mai di vista l’intero quadro della situazione.

È un punto di vista molto rinascimentale...

È vero: trasforma il lavoro in qualcosa di simile all’arte o all’artigianato, rispetto a un lavoro di pura ingegneria.

A proposito di integrazione, pensi che il mondo dell’audio di altissima qualitità potrà integrarsi e trovare spazi di sviluppo nell’ambito delle nuove tendenze multimediali?

Penso che ci sarà sempre un pubblico di veri amanti della musica e di audiofili molto esigenti. Quindi non c’è motivo di avere paura delle novità nel campo dell’elettronica di consumo, qualunque esse iiano. Insomma, dovremmo avere una grande fiducia nella musica, che è sempre itata la fonte del nostro lavoro e che continuerà ,id esserlo anche in futuro.


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2nd of August, 2010

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